Accostato alla Salernitana qualche settimana fa, Gerardo Soglia ha ricordato Celeste Bucciarelli e analizzato così il momento vissuto dalla Salernitana:

"C’era uno striscione che, da ragazzino, mi incuriosiva ogni volta che andavo allo stadio Vestuti. Lo vedevo nei Distinti, con una scritta chiara: "Club Granata Femminile". Avevo 15 anni e mi sembrava strano, quasi anomalo, che delle donne potessero essere così sfegatate per una squadra di calcio. Nella mia ingenuità, pensavo che il calcio fosse una cosa "da uomini". Poi, un giorno, mio padre me la fece conoscere: Celeste Bucciarelli, l'anima di quel club. Inizialmente non capivo, ma ben presto vidi con quanta passione e dedizione mio padre tenesse alle sorti di quel club.

E allora capii che Celeste non era solo una tifosa, era una persona speciale, di quelle che fanno la storia di una squadra, non solo sugli spalti ma nell’anima della città. La tristezza è infinita quando ci lascia una persona del genere, come lo fu per il Siberiano e per tanti altri che hanno scritto la storia della tifoseria granata. Oggi la malinconia è ancora più grande perché i giovanissimi tifosi di oggi, spesso, non sanno da dove nasce la nostra passione. Ma basta guardare le vecchie foto, quelle scattate sui gradoni del Vestuti, per capire da dove viene questo legame viscerale con la Salernitana.

Forse, basterebbe appendere quelle foto negli spogliatoi, farle vedere a chi indossa questa maglia, perché capissero che il granata non è solo un colore, è storia, sangue, appartenenza. È un amore che si tramanda di generazione in generazione, grazie a persone come Celeste, che per la Salernitana hanno combattuto e sacrificato tutto.Chi veste questa maglia ha sempre il dovere morale di onorarla nel nome di chi ha amato, sofferto e lottato per questi colori. Non è per tutti..."

Sezione: Primo Piano / Data: Gio 03 aprile 2025 alle 18:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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