L'ex attaccante della Salernitana David Di Michele è il protagonista dell'undicesima puntata di 'Vianema', podcast ufficiale del club granata. "Il primo contatto con la Salernitana da avversario nel 1994, ero alla Lodigiani e facemmo i playoff, avevo appena fatto sedici anni ed ero in panchina".
Cosa pensi quando guardi indietro a quel ragazzino di 15 anni?
"Quel ragazzino ne ha fatta di strada. Si parte con un sogno che può o non può realizzarsi. Ho avuto la fortuna di giocare in grandi club e grandi città, passionali come quella di Salerno. È stata la squadra che mi ha consacrato nel grande calcio, venivo da una retrocessione a FOggia. SOno approdato in A in una realtà che l'anno prima aveva fatto una grande cavalcata. Ho trovato quindi una situazione già apparecchiata ma è stato l'inizio di una grande carriera e di un grande percorso di tre anni con la Salernitana".
Cosa ricordi dell'estate del 1998 col passaggio dalla Serie B alla Serie A?
"Il passaggio è stato difficile. Ti presenti in una squadra che aveva fatto grandi cose in un gruppo nuovo. Di conseguenza devi ricominciare da zero. Ho trovato un gruppo molto giovane, gli esperti si sono messi a disposizione e poi c'era un allenatore che era al suo apice come idee di calcio. Lanciava e faceva crescere i giovani, ci siamo divertiti e poi dispiaciuti per come è finita quella stagione".
La partita di Piacenza è stata uno spartiacque.
"Abbiamo creato tantissimo, non siamo riusciti a portare a casa una vittoria che ci avrebbe permesso di rimanere in Serie A. Abbiamo trovato un portiere, Fiori, che era in una giornata strepitosa, ha parato di tutto, poi un rigore non concesso alla fine che ci ha penalizzato. Tanta rabbia ma poi anche tanta tristezza per quello che è accaduto dopo che ha fatto passare tutto in secondo piano. Una situazione surreale, da una partita di calcio siamo andati ad un funerale di quattro ragazzi con lo sgomento di una città intera e delle famiglie. È stato ancora peggio di quanto uno poteva immaginarsi".
Quanto fu difficile poi ripartire quasi da zero?
"Fu un estate stranissima, venivamo appunto da tante situazioni strane. Arrivarono anche giocatori sconosciuti dalla C e c'era un po' di scetticismo dopo una retrocessione per non aver preso giocatori affermati e di esperienza, poi fu preso anche un allenatore che veniva dalla C. C'era malumore come se non si volesse ritornare in Serie A, al di là della permanenza di tanti di noi. La B poi è strana, lunga e difficile. Un campionato di alti e bassi, allenatori che cambiano, contestazioni. Tante situazioni che ci hanno poi portato a non lottare per la Serie A anche se finimmo comunque in una situazione tranquilla di classifica".
Il gol più bello in granata in Coppa Italia col Napoli.
"Era il 15 agosto, il derby di Ferragosto in uno stadio pieno. la gente era tornata dal mare per vedere la partita. Un ambiente del genere ti carica molto, sentivamo il peso della città sulle spalle ed è stato proprio questo il bello di quella serata. Abbiamo vinto il derby con una mia doppietta. Nel secondo gol con un pallonetto c'è estro ma parecchia follia. Se fai gol diventa tutto bello se non lo fai diventa oggetto di critiche e parolacce. È stato bello ed eccitante, anche per la piazza. Altro gol bello a Genova contro la Sampdoria".
Sui numeri di maglia, hai indossato il 20, poi il 10 e infine il 90.
"Presi il 20 perchè venivo dalla B e da una retrocessione e c'erano giocatori che invece avevano vinto il campionato e quindi 'diritto' di prendere i numeri più importanti. Al secondo anno andarono via alcuni dei giocatori più importanti che avevano fatto la storia della Salernitana e mi sono preso la responsabilità di prendere la dieci, ambito da tutti. Portò bene perchè feci 23 gol, sbagliai l'ultimo rigore a Treviso che mi avrebbe permesso di vincere la classifica cannonieri con Francioso. Era l'anno che mi volevano un po' tutte le squadre. Tra cose dette non dette, fraintendimenti, si è creata una piccola crepa con la tifoseria così presi la 90 con un po' di pazzia, che significa paura come a dire che io non avevo paura di niente e nessuno, anche in modo un po' presuntuoso. Poi durante un Salernitana-Pistoiese feci qualcosa di sbagliato, segnai un gol da 35 metri e andai a zittire qualche persona in Tribuna, che aveva iniziato a beccarmi da subito. Era un voler zittire solo quei tifosi, non tutta la tifoseria. Si è creata una crepa che poi si è andata rimarginandosi nel tempo. La gente non meritava quel gesto, mi ha sempre dato tantissimo, molto di più di quanto abbia dato io a loro. Noi dobbiamo dare sempre l'esempio per i ragazzi che si affacciano al calcio, poi diventa tutto lecito e non va bene. Dopo qualche anno poi ho fatto mea culpa, feci gol alla Salernitana con la maglia del Torino senza esultare, sarebbe stata una mancanza di rispetto".
Quando sei tornato con la Reggina, sei stato tributato.
"Da pelle d'oca. Il fatto è che tutti all'inizio dicevano che volevo andare via da Salerno ma non era vero. Se fossi andato via lo avrei fatto solo per un top club, queste parole sono state fraintese. Anche la società mise parole strane in giro e da lì è iniziata la contestazione. Racconto un aneddoto. Ero in ritiro e mi squilla il telefono, era il presidente Aliberti che mi disse di avermi venduto all'Inter che poi mi avrebbe girato alla Reggina, Disse che il giorno dopo avrei giocato l'ultima gara con la Salernitana e mi chiese di far vincere la partita così da avere più forza. Chiamo la famiglia per iniziare il trasloco, mi aveva detto che era fatta al 100%. Ero titubante. Vinciamo 1-0 col Ravenna grazie a un mio gol. Il giorno dopo però il presidente mi dice che sono incedibile e che ha venduto Vannucchi. Dopo qualche partita andiamo a Cagliari, mi faccio male e sto fermo due mesi e mezzo. Ho stretto i denti e sono rientrati prima perchè la squadra andava male e rischiava la retrocessione, alla fine però ci siamo salvati, anche grazie ad alcuni miei gol. In estate sono andato all'Udinese per 25 miliardi, dovevo andare per forza perchè sennò la Salernitana sarebbe fallita".
Con Breda vi siete scambiati qualche battuta, vi siete detti quanto vi siete divertiti insieme.
"Era una squadra forte, c'erano tante incognite con molti giovani e calciatori esperti che però non erano mai stati in A. Ci siamo divertiti perchè era un gruppo compatto, scherzavamo e andavamo a cena tutti insieme".
L'aneddoto più divertente di quegli anni.
"Mi ricordo una scommessa con Grimaudo, che doveva fare i mille metri in stivali d'acqua e lui lo fece. Aveva la dote della corsa che gli permetteva di fare tutto".
Sulle difficoltà della Salernitana attuale e sul campionato di Serie B.
"Dopo una retrocessione è tutto più difficile, le aspettative sono altissime. O riesci a partire bene con una programmazione importante, formare un gruppo di uomini prima che di calciatori. Poi c'è sempre qualche ostacolo che porta a qualche momento negativo che preclude una stagione. Quando vedi che l'obiettivo della promozione non può più essere raggiunto devi salvare il salvabile. Per farlo bisogna fare qualcosa in più, se non sei abituato a lottare per la salvezza devi dare ancora di più. La Salernitana ha giocatori di qualità che possono fare la differenza e cambiare una partita o una stagione. Devono, però, mettersi a disposizione affiancando l’estro alla corsa. Ora affronteranno una squadra che pure è in difficoltà, dovevano cambiare allenatore ma poi l'hanno tenuto. La Salernitana forse arriva alla gara più abituata a questa situazione e poi c'è uno stadio importante che può essere di grande aiuto".
La top 11 di David Di Michele.
"Il modulo è il 4-2-3-1. In porta metto Lorieri, quando è arrivato ha fatto un campionato stratosferico, persona eccezionale e molto legato all'ambiente. Era poi di una simpatia unica. La coppia centrale per me è Fusco-Fresi, tecnica e veloce, si compensano. Sono poi due ragazzi encomiabili, educati e che facevano gruppo, sempre disponibili. Terzino destro, come si fa a non mettere Grimaudo, corsa e qualità. A sinistra Vittorio Tosto, grande simpatia, piede e corsa. In quegli anni stavo spesso a casa sua. A centrocampo sicuro Breda, un play incredibile, intelligenza tattica che dimostra anche da allenatore. Persona fantastica, mai visto arrabbiarsi a differenza dell'altro centrocampista, cioè Gattuso, che è sempre arrabbiato. Ogni domenica un litigio, litigava con tutti gli avversari. Con noi era uno spasso poi la domenica cambiava totalmente, entrava in modalità gladiatore. Trequartista metto Vannucchi, giocatore di una qualità incredibile. Per lui solo calcio e pesca, quando stava in campo faceva cantare la palla e ti incantava. A destra ci metto Marco Rossi che correva tanto, ragazzo serio e professionista esemplare dentro e fuori dal campo. A sinistra mi metto io. L'attaccante non può che essere Di Vaio. Quando sono arrivato mi ha preso sotto la sua ala, forse perchè entrambi romani e ci eravamo incrociati già in Primavera. Ragazzo eccezionale, mi parlava e mi consigliava quando giocavo poco, Stavamo sempre insieme con Gattuso, ogni tanto poi c'era anche Fresi. È stato un anno bello, si poteva aprire un ciclo importante".
Cosa ha rappresentato la Salernitana per Di Michele.
"La Salernitana è stata la mia consacrazione nel grande calcio, mi ha fatto esordire e giocare in Serie A. È stata un trampolino di lancio per la mia carriera. Va bene Foggia ma la conoscenza vera è stata a Salerno. Ho fatto un grande salto di qualità e di mentalità. Lo stimolo, la città, l'ambiente, le persone, ho ricevuto tanto amore, ci sono stati più alti che bassi. Al di là del risultato finale rimane quello che tu dai in campo e quello che la gente ti dà fuori. Tornare a Salerno ed essere osannato dopo tanti anni, ti fa capire che hai fatto qualcosa di importante. È la gratificazione più bella che può avere una persona. Devo tutto a loro, come dico sempre, ho dato tanto ma loro molto di più. Torno molto volentieri a Salerno, è come se tornassi a casa e mi fa piacere".
Il Di Michele allenatore?
"Era più facile giocare ma è bello. Se fai il settore giovanile aiuto i giovani a crescere con i tuoi consigli e la tua esperienza. Spero di aver lasciato qualcosa ai giocatori che ho allenato. Ho giocato anche in Inghilterra al West Ham, bellissima esperienza. Ero allenato da Zola e c'erano parecchi italiani, questo ha facilitato. C'erano giovani ma anche tanti giocatori importanti".
La dedica alla Salernitana.
"Alla Salernitana, il mio primo amore, dove ho lasciato un pezzo di cuore, con affetto Re David".
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